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“DAL JOBS ACT ALLE LIBERE PROFESSIONI. STRUMENTI E PROPOSTE PER VALORIZZARE IL RUOLO DELLE DONNE ALL’INTERNO DELL’AVVOCATURA”

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“DAL JOBS ACT ALLE LIBERE PROFESSIONI.

STRUMENTI E PROPOSTE PER VALORIZZARE IL RUOLO DELLE DONNE ALL’INTERNO DELL’AVVOCATURA”

Nuovo Palazzo di Giustizia

Napoli

 

 

Si è tenuta martedì 22 settembre alla Sala Argengario del Tribunale di Napoli la Tavola Rotonda “Dal Jobs Act alle Libere Professioni”, organizzata da Nomos Movimento Forense in collaborazione con il Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Napoli e ANF – Sindacato Forense di Napoli, con il patrocinio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, del Consiglio Nazionale Forense, dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura e di Cassa Forense e con la moderazione della giornalista Anna Paola Merone del Corriere della Sera – Corriere del Mezzogiorno.

Il Dott. Antonio Buonajuto, Presidente della Corte di Appello di Napoli, ha aperto i lavori, complimentandosi per l’iniziativa rivolta alla valorizzazione delle professioniste Avvocato e ricordando come una professione per lungo tempo ritenuta esclusivamente maschile veda una presenza sempre più numerosa delle donne, nonostante le molteplici difficoltà. A differenza delle donne magistrato le cui progressioni in carriera sono affidate a logiche non discrezionali, le donne Avvocato vivono un percorso professionale più difficile, anche sotto l’aspetto della tutela del periodo di maternità. La disparità ancora esistente, ad avviso del Presidente, è da rinvenire in un fattore culturale e “di costume” che vede ancora presenti delle resistenze nel preferire un Avvocato donna. Anche la denominazione composta “diritti delle donne” lascia trasparire una differenziazione terminologica, ma non solo, rispetto all’accezione dei diritti, che non dovrebbero necessitare di ulteriori specificazioni. Il Dott. Buonajuto ha concluso affermando che molto ancora vi è da fare nel percorso delle donne Avvocato, salutando la platea con un augurio di crescita della professionalità femminile.

Ha preso la parola l’Avv. Maurizio Bianco, Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, delegato dal Presidente dell’Ordine Avv. Flavio Zanchini (temporaneamente impossibilitato per ragioni inerenti l’ufficio di Presidenza) rammentando il percorso lungo e tortuoso delle donne Avvocato all’interno del Foro di Napoli partito con l’Avv. Immacolata Troianiello unica donna eletta al Consiglio dell’Ordine qualche tempo fa. La cultura incide molto, ma vi è bisogno anche di un sostegno a livello istituzionale. Le donne Avvocato sono rappresentate come un ostacolo al “solito andamento” delle vicende politiche, impegnandosi di solito con passione ed onestà, oltre a costituire un grande stimolo per il miglioramento, in quanto foriere di idee e prospettive nuove.

L’Avv. Francesco Caia, Consigliere del C.N.F, racconta con dispiacere di un’attualità in cui le donne Cassazioniste sono in numero di gran lunga inferiore rispetto agli uomini, nonostante l’aumento di Colleghe in generale. Le donne Avvocato costituiscono un arricchimento per l’Avvocatura, dimostrando una marcia in più, purtroppo il percorso è reso difficile per pregiudizi culturali che colpiscono in particolare le donne giovani e meridionali, con ripercussioni anche sulla capacità rappresentativa della donne Avvocato. Senza mancare di rilevare che, nel particolare momento storico, l’Avvocatura ha problemi molto importanti da affrontare con entusiasmo per superare le sfide e gli ostacoli che la Giustizia incontra nel mondo. Nella sua qualità di delegato CNF alla Commissione diritti umani, ha evidenziato come l’intervento degli avvocati turchi a favore dei diritti fondamentali, portato avanti sino alle estreme conseguenze, ha fatto conquistare agli Avvocati un valore assoluto per i cittadini.

L’Avv. Raffaele Tortoriello, Presidente del Sindacato forense di Napoli, nel manifestare l’entusiasmo dell’iniziativa, congratulandosi per la partnership con le altre associazioni forensi, ha suggerito di non parlare più di “pari opportunità”, ma semplicemente di opportunità, essendo ormai la presenza femminile importante e non marginale. Si è soffermato, poi, sull’assetto degli studi legali moderni che devono procedere come una vera piccola – media impresa, equiparazione confermata anche dalla Comunità Europea. Occorre, quindi, superare un’impostazione unipersonale dello studio professionale, conciliando l’assetto organizzativo con lo spirito economico. Con l’augurio e l’impegno di superare insieme le sfide della modernità.

L’Avv. Dina Cavalli, Componente del C.P.O. degli Avvocati di Napoli, ha sottolineato la progressiva crescita della presenza femminile nel mondo delle libere professioni, un mondo complesso e disomogeneo, che presenta peculiarità non solo a secondo del settore nel quale si opera ma anche dell’area geografica di appartenenza. Interessantissima l’esplicazione dei reali numeri dell’avvocatura al femminile che vedono circa il 59% dei laureati in giurisprudenza donne, spesso giunte al traguardo prima e con votazioni più brillanti del coetanei uomini, così come sono donne circa il 41% degli iscritti agli ordini degli Avvocati, per arrivare a superare il 50% nella fascia di età under 40, ma a questo dato numerico non corrisponde una parità effettiva. Innanzitutto non può sottacersi lo squilibrio retributivo: solo il 43% delle donne avvocato ha un fatturato medio annuo che si aggira all’incirca tra gli 11.000,00 ed i 12.000,00 Euro (pari quasi al costo annuo, tenendo conto di tredicesima, ferie e contributi, di una collaboratrice domestica che si occupi della cura dei figli minori o di genitori anziani e non autosufficienti), solo il 17% supera i 32.000,00/33.000,00 euro annui a fronte del 35% dei Colleghi maschi.

Sempre secondo studi statistici le professioniste incontrano maggiore difficoltà nell’apertura di uno studio autonomo e nell’acquisizione di propri clienti, oltre a ritagliarsi spazi di specializzazione in ambiti che vengono considerati più confacenti alle loro peculiarità caratteriali (minori e famiglia), rinunciando ad occuparsi di materie che sembrano ancora di appannaggio maschile quali, a mero titolo esemplificativo, il diritto societario, la contrattualistica o il diritto penale.

Anche la percentuale di donne impegnate nella politica forense e chiamate a ricoprire ruoli istituzionali nell’ambito delle associazioni di categoria è stata sino ad ora piuttosto irrisoria, tanto è vero che è stato necessario l’intervento della legge professionale per abbattere il tetto di cristallo e creare un volano per il percorso politico delle donne avvocato.

Nella consapevolezza che, purtroppo la maternità costituisce ancora un ostacolo alla prosecuzione della carriera, individua la necessità di supporti istituzionali quali: la presenza sul territorio di un numero di asili nido comunali adeguati alle richieste; stanze di allattamento e baby parking all’interno dei Tribunali; riconoscimento normativo del legittimo impedimento che consenta, su richiesta dell’interessata, di ottenere il rinvio dell’udienza negli ultimi mesi di gestazione e nei primi mesi di nascita del figlio e magari anche in caso di grave malattia della prole; incentivi fiscali. Infine, esplicita gli obiettivi del Comitato Pari Opportunità, dalla realizzazione di progetti volti ad agevolare la conciliazione dei tempi lavoro/famiglia al supporto per la formazione politica delle donne avvocato che consentano di acquisire strumenti utili per una valorizzazione della nostra professionalità e che ci traghettino tutti, uomini e donne, nell’avvocatura del futuro.

L’Avv. Emanuela Monaco, Segretario di Nomos Movimento Forense, ha brevemente indicato le motivazioni di una sinergia trasversale sulla Tavola Rotonda che ha visto coinvolte tutte le istituzioni forensi, oltre al CPO degli Avvocati di Napoli ed il Sindacato forense di Napoli, da rinvenire nella ricerca di strumenti e nell’elaborazione di proposte per valorizzare la professionalità delle donne Avvocato ed agevolarne la conciliazione famiglia – lavoro. Solo la sinergia associativa e la solidarietà femminile potranno concretamente risolvere le problematiche che ancora frenano il percorso di crescita femminile. E dalla concretezza propria delle donne nasce il questionario (*1) redatto per dare voce ai partecipanti all’evento – non più meri fruitori degli eventi formativi, bensì reali promotori di iniziative concrete – consentendo di individuare le difficoltà incontrate dalle donne nella conciliazione tra professione e famiglia ed adoperarsi concretamente per formulare proposte idonee al loro superamento. Il questionario testimonia l’impegno di Nomos Movimento Forense, insieme al C.P.O. degli Avvocati di Napoli ed al Sindacato Forense di Napoli, di approfondire gli elementi di criticità e le soluzioni suggerite dalla platea degli Avvocati presenti che verranno poi tradotte in concrete proposte alle Istituzioni Forensi ed alle Commissioni Parlamentari.

L’Avv. Milena Miranda, Consigliere Nazionale ANF, ha portato alla platea i saluti inviati dalla Vice Presidente del Senato Valeria Fedeli, impossibilitata a presenziare per la concomitanza delle delicate decisioni sulle riforme costituzionali, leggendo il testo (*2) che si trascrive integralmente :“È da tanti anni che ci interroghiamo sulle regole del mercato del lavoro, e anche in Italia, come nel resto d’Europa, la flessibilità nel lavoro si è imposta per rispondere alle nuove realtà del mondo produttivo ed economico. Contestualmente, però, contrariamente a quel che è avvenuto negli altri Paesi europei, nel nostro Paese non si è realizzata una rete di maggiore sicurezza e tutela per lavoratrici e lavoratori, per le persone costrette ad adeguarsi alla flessibilità, spesso diventata precarietà.

In questo contesto si colloca la proposta del Jobs Act, una riforma importante che interviene su vari ambiti: un sistema universale di sicurezza e di aiuti effettivi attraverso l’individuazione di risorse per gli ammortizzatori sociali; le tutele a chi non le ha mai avute, comprese lavoratrici e lavoratori atipici; riduzione delle tipologie contrattuali; conciliazione vita privata e lavoro che ha come orizzonte la condivisione delle responsabilità familiari; rafforzamento delle politiche attive del lavoro; incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato a tutele crescenti.

In particolare, il decreto legislativo per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro è a mio parere il più innovativo e necessario, perché interviene, prevalentemente, sul testo unico a tutela della maternità del 2001 e punta a sostenere le cure parentali e a tutelare la maternità delle lavoratrici. È fondamentale che nel nostro Paese il dibattito pubblico si concentri su donne, maternità, lavoro e welfare. Siamo un Paese che fa pochi figli e per questo un serio ragionamento sulla vera rivoluzione da fare non può che partire dal condividere, in famiglia, sul lavoro, nella società in generale, le responsabilità genitoriali. In questo senso, il nostro Paese non ha bisogno di avere solo più occupazione, ma più occupazione per le donne e i giovani in particolare. Sento dunque di poter dire che la vostra scelta di discutere e promuovere strumenti per il ruolo delle donne nell’avvocatura è molto importante ed è anche un omaggio rivolto al futuro di tutti, un modo per rendere più matura la nostra democrazia e per dare, alla differenza femminile, il giusto valore che merita, per tutta la società.

Sono certa mi farete conoscere le proposte che oggi metterete come priorità per il vostro campo e, statene certe, troverete nella mia funzione e nell’insieme del Parlamento ascolto e sostegno”.

 L’Avv. Mirella Casiello, Presidente O.U.A., ha ricordato che dal 6% delle donne Avvocato nel 1986 si è passati ad avere oggi un 30% di delegate donne in O.U.A., ma a questo dato di crescita non si accompagna un’evoluzione culturale, tanto che essere “troppo donna” “troppo giovane” e “troppo del sud” e per di più con figli costituisce ancora un pensiero discriminatorio diffuso, percepito personalmente nella fase anteriore alla sua elezione, che ha invece visto emergere un’Avvocatura pronta a superare pregiudizi. Il problema principale per le donne professioniste è il tempo, la flessibilità è l’istanza più avvertita per le donne Avvocato che la società deve recepire e supportare. Gli orari spesso sono incompatibili con i ruoli di madri e mogli, costringendo le donne a corse affannose per conciliare la vita familiare e quella professionale. Per superare questi ostacoli, la Presidente individua alcune proposte: modifiche agli orari di accesso alle Cancellerie, ad esempio dedicando in alcuni giorni orari preferenziali per le madri Avvocato, migliorare il servizio pubblico cittadino per una rapida mobilità sul territorio, organizzazione di parcheggi “rosa” che rendano agevole per le donne espletare le numerosissime incombenze quotidiane conciliandole con la rapidità; creazione di asili nido e scuole materne all’interno del Tribunale o nei dintorni; sostenere la composizione paritaria nei C.O.A.; premiare le start up e gli studi legali dei giovani e delle donne. La politica può e deve intervenire. Assurdo è che ancora non ci sia per le donne Avvocato una norma del codice di procedura civile che consenta il legittimo impedimento per le donne Avvocato in maternità. La Presidente conclude con l’esortazione a compiere uno sforzo politico per superare una discriminazione esistente solo per le Donne Avvocato, situazione indegna di un paese civile, evidenziando l’approvazione da parte dell’Assemblea dei delegati della proposta di riconoscimento del legittimo impedimento redatta dalla Commissione Pari Opportunità dell’O.U.A. coordinata dall’Avv. Irene Cossu (*3) ed il continuo monitoraggio che l’O.U.A. sta svolgendo presso le Commissioni Parlamentari che dovrebbero approvarla. Inoltre, rivolge un chiaro e preciso invito alle professioniste a superare quella sorta di pudore che impedisce di chiedere compensi uguali ai Colleghi uomini e ad evitare di ricorrere a quelle piccole bugie che spesso le donne utilizzano dinanzi ad un cliente, per non ammettere di essere impegnate in vicende familiari.

L’On.le Prof. Fabrizia Giuliani, Componente Commissione Giustizia, ha espresso profondo rammarico per la condizione delle donne lavoratrici e madri, ritenendo segno di arretratezza culturale il mancato riconoscimento del ruolo della genitorialità. Mettere al mondo dei figli ed introdurli nella comunità è un compito delicatissimo e fondamentale e non si dovrebbe essere discriminato o ostacolati per tali ragioni. I mutamenti culturali che pure si sono avuti devono tradursi in impegno concreto, della politica e delle istituzioni, senza che la conciliazione lavoro – famiglia venga affidata ad atti di “eroismo” individuale compiuti quotidianamente dalle donne lavoratrici. Il cammino fatto sin ora è solo un’uguaglianza formale, ma non certo sostanziale che richiederebbe agevolazioni diverse per le differenti condizioni ed impegni che le donne assumono. Ed infatti, laddove vengono codificati i diritti ed i doveri – ovvero nel settore pubblico – si realizza una maggiore soddisfazione delle donne ed anche una progressione di carriera, mentre ove tali decisioni sono lasciate alla discrezionalità, le donne continuano a subire discriminazioni o ostacoli al loro progresso professionale. La stessa realizzazione della doppia preferenza alle elezioni regionali è stato frutto di una lotta che ha visto coinvolte le donne in modo trasversale, sino all’uscita compatta dall’aula. Il che evidenzia la necessità ancora attuale di rimuovere gli ostacoli ancora presenti, per la realizzazione di una democrazia paritaria. La cancellazione delle dimissioni in bianco contenuta nei decreti attuativi del Jobs Act, oltre ad essere atto concreto, rappresenta un messaggio politico di tutela della maternità (essendo spesso utilizzate quando la lavoratrice comunica di essere incinta), di fondamentale importanza in un Paese nel quale vi è il più basso tasso di natalità ed il più alto tasso di disoccupazione, tristi primati italiani. La politica che non si occupa delle donne e della maternità non ha a cuore la prospettiva e la crescita del paese. La natalità non può essere a discapito della libertà professionale. Sostenere le donne Avvocato è poi un doppio dovere, in quanto donne che esercitano un ruolo di difesa dei diritti spesso di altre donne.

L’Avv. Immacolata Troianiello, Consigliere di Cassa Forense, ha evidenziato i risultati dell’esame reddituale svolto da Cassa Forense sullo stato delle professioniste nel tempo. Nel 1981 le donne Avvocato costituivano il 7% delle iscritte a fronte del 43% registrato nel 2013, per giungere oggi quasi al 50%. La professione è diventata femminile, ma i dati reddituali evidenziano ancora una disparità, in quanto il reddito delle professioniste si attesta in una misura inferiore al 50% rispetto ai Colleghi uomini e tanto senza rilevanti differenze di età o di regione di provenienza. In Cassa Forense sono state studiate le esigenze delle donne professioniste per cercare di fornire la migliore assistenza. Attraverso l’esame di dati statistici è risultato che le donne non necessitano tanto di assegni di sostegno al reddito, ma di un affiancamento dalla nascita e sino al compimento dei dieci anni dei figli. Il percorso professionale delle donne deve essere supportato con degli strumenti concreti, anche creando una rete di solidarietà per le donne. Il solo sostegno economico è insufficiente sia per la sua modesta entità ( un minimo di euro 5.000 per 5 mesi) sia per le esigenze di conciliare i tempi della professione con la cura della prole. Proprio in quest’ottica, si inserisce la proposta elaborata dall’Avv. Troianiello, con l’ausilio dei tencici di Cassa Forense, avente ad oggetto la defiscalizzazione dell’assegno di maternità, in quanto non può essere considerato un vero sostituto del reddito, proprio per l’esiguità della somma niente affatto compensativa, ma al più come un’integrazione per la perdita della clientela. Proprio osservando il flusso reddituale delle donne con figli si è potuto constatare che non è nel momento della nascita che la donna professionista subisce contrazioni reddituali, ma è un percorso di progressivo depauperamento che si prolunga nei primi anni di vita dei figli. All’inizio ancora esistono pratiche da gestire, ma nel tempo successivo i ritmi professionali difficilmente conciliabili con quelli familiari, ostacolano l’acquisizione della professionalità e di nuova clientela. Proprio per evitare questo lento distacco dal mondo professionale, nelle aziende modernamente organizzate, alle donne che hanno figli viene subito offerto un corso di riqualificazione professionale, proprio per consentire di tornare al lavoro motivate. Strumenti concreti possono e devono essere realizzati, puntando sulla fiscalità che aiuti le donne professioniste, oltre ad individuare forme di assistenza reale nel percorso lavorativo delle donne. La battaglia si può vincere anche e soprattutto abbandonando un atteggiamento vittimistico e solitario.

L’Avv. Maria Masi, Consigliere C.N.F., ha ricordato come, in occasione del XXX Congresso forense di Genova nel quale una sessione fu dedicata proprio alle donne-avvocato e alla presentazione della ricerca Censis, promossa dalla Commissione pari opportunità del Cnf e dall’Aiga, furono individuati almeno cinque mega obiettivi per rafforzare il ruolo, la presenza e la rappresenta femminile nella professione forense e che chiamano in causa le istituzioni forensi ma anche le amministrazione governative: investire nella rappresentanza (individuando meccanismi di riequilibrio che garantiscano la compresenza dei due generi negli ambiti decisionali); cambiare la cultura delle stesse avvocate (formando il dominus di studio alle pari opportunità, per esempio, ma anche suggerendo una diversa distribuzione dei carichi all’interno della famiglia); raccontare la professione (cioè informare sui diritti/doveri collegati al ruolo professionale); accompagnare la professione (per esempio orientando le professioniste donne a specializzazioni considerate non femminili come il diritto societario; o incentivando lo start up dello studio); alleggerire le famiglia (puntando anche al lavoro in modalità remota). La previsione dell’obbligo di istituire presso i COA i Comitati Pari Opportunità e di garantire l’equilibrio di genere negli organi istituzionali – contenuta nella L.P., è certamente sintomatica di una rinnovata consapevolezza delle problematiche che investono quotidianamente le avvocate. Una fra tante la conciliazione dei tempi tra attività professionale e vita privata. In questo quadro si inserisce l’iniziativa del CNF a favore delle vittime di discriminazione, consentendo un anticipo degli onorari a carico del CNF per i legali che difendono vittime di ogni forma di discriminazione.

L’Avv. Paola Parigi, responsabile comunicazione e marketing degli studi legali, ha offerto una panoramica della condizione professionale delle donne avvocato in altri paesi europei, nei quali nonostante forme di sviluppo e di apertura alla professionalità femminile, comunque le donne avvocato registrano redditi inferiori del 30% rispetto ai Colleghi uomini. Le donne vengono scelte perché più brave, ma anche perché in genere non evidenziano ambizioni di raggiungere il vertice, ovvero di associarsi, preferendo in larga parte la figura ammessa in Inghilterra di Avvocato dipendente dello studio legale. Nel pomeriggio, l’Avv. Parigi ha tenuto un workshop (*4) interamente dedicato all’implementazione della clientela attraverso tecniche di organizzazione degli studi legali, marketing e forme di pubblicità, in specie, sul web. 

a cura dell’Avv. Emanuela Monaco

Segretario Nomos Movimento Forense

Allegati

*1 – questionario sulla conciliazione lavoro – famiglia;

*2 – lettera di saluti inviata dall’On.le Valeria Fedeli, Vice Presidente del Senato della Repubblica;

*3 – proposta di riconoscimento del legittimo impedimento nel processo, redatto dalla Commissione Pari Opportunità O.U.A. coordinata dall’Avv. Irene Cossu ed approvato dall’Assemblea dei delegati O.U.A.;

*4 – diapositive sul workshop comunicazione e marketing degli studi legali a cura dell’Avv. Paola Parigi.

—– Download —–

Estratto dei lavori della Tavola Rotonda “Dal Jobs Act alle libere Professioni”

Allegato 1 – Questionario sulla conciliazione lavoro – famiglia (FORMATO PDF);  —> questionario sulla conciliazione lavoro – famiglia in formato word da compilare e inviare alla seguente e.mail: nomos.movforense@libero.it

Allegato 2 – Lettera di saluti inviata dall’On.le Valeria Fedeli, Vice Presidente del Senato della Repubblica;

Allegato 3 – Proposta di riconoscimento del legittimo impedimento nel processo, redatto dalla Commissione Pari Opportunità O.U.A. coordinata dall’Avv. Irene Cossu ed approvato dall’Assemblea dei delegati O.U.A.;

Allegato 4 – Diapositive sul workshop comunicazione e marketing degli studi legali a cura dell’Avv. Paola Parigi.

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Dal Jobs act alle libere professioniMartedì 22 settembre 2015, ore 10.30- Sala Arengario- Nuovo Palazzo di Giustizia

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11 settembre 2015 · 7:39 am